Ajinomoto porta l’Umami in Italia

Provate ad immaginare un gusto che non sapete descrivere… Ricordate l’amaro, l’aspro, il dolce e il salato, giusto?
…ora provate a pensare a qualcosa di saporito …ecco state pensando all’UMAMI! Questo è il modo più semplice che ho trovato per descrivere qualcosa che viene da lontano, dal Giappone, ma che in realtà rappresenta l’“ingrediente” che ci mancava per chiudere il cerchio dei sapori!

In giapponese UMAMI significa proprio “saporito” ed è uno dei cinque gusti percepiti che indica il sapore di glutammato, particolarmente presente in cibi come pomodori, formaggi, carne ed altri alimenti ricchi di proteine. A differenza dei sapori conosciuti come fondamentali l’UMAMI non è semplice da descrivere.

Se volete provare ad identificarlo con un metodo “casalingo” assaggiate un pomodoro secco, tutto quello che accadrà nella vostra bocca vi lascerà impresso il quinto gusto.
Il primo ad identificare il gusto dell’Umami, nel 1908, è stato il professore Kikunae Ikeda, docente di chimica dell’Università imperiale di Tokyo, mentre eseguiva ricerche sul sapore forte del brodo di alghe. La sua ricerca l’ha portato ad isolare il glutammato monosodico, il sale di sodio dell’acido glutammico, uno dei 23 amminoacidi naturali che costituiscono le proteine. Si può quindi definire l’UMAMI il responsabile del sapore.
Grazie ad Ajinomoto, società giapponese che produce generi alimentari e sponsor del Padiglione del Giappone, in collaborazione con NPO Centro Informazione Umami Nobu Milano, lo scorso 10 luglio ho potuto assistere, presso il Palazzo delle Stelline, alla prima conferenza internazionale dedicata all’UMAMI.
Siamo stati così coinvolti dalla presentatrice e giornalista Stefania Viti in un percorso di conoscenza attraverso assaggi e proiezione di filmati esplicativi.
La seconda parte della conferenza è stata dedicata al dibattito, “Raccontare l’UMAMI”, moderato da Kumiko Ninomiya, durante il quale chef di fama come lo Chef Nobuyuki Matsushisa, titolare e chef di Nobu Milano, lo chef, Yoshihiro Murata, titolare e chef del Kikunoi; Luca Fantin, executive chef del Ristorante Bulgari Ginza Tower di Tokyo, unico chef italiano premiato in Giappone con una stella Michelin; ed esperti di umami attivi in tutto il mondo quali Laura Santtini, scrittrice ed esperta di umami; e Gabriella Morini, ricercatrice dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, hanno presentato le potenzialità del quinto gusto sulla base delle proprie esperienze, i cambiamenti nella cucina e l’importanza di trasmettere queste conoscenze alle prossime generazioni.

Al termine della conferenza siamo stati deliziati da un catering, realizzato per l’occasione da Nobu Milano.


CONDIVIDI